il portale dedicato agli amici di tutti gli animali
 

Tartaruga liuto o Tartaruga coriacea

È il più grande di tutti i cheloni viventi potendo raggiungere 2 metri di lunghezza e 900 kg di peso. Gli adulti sono facilmente distinguibili da tutte le altre specie di tartarughe marine grazie al loro corpo fusiforme e alla corazza, caratterizzata da carene non ricoperte da scaglie cornee, ma rivestite da una cute coriacea.
La parte dorsale è essenzialmente nera con alcune chiazze bianche sparse lungo le carene; le macchie bianche diventano più numerose lateralmente, nella parte inferiore del corpo e delle pinne; quindi tutta la parte ventrale risulta essere, nel complesso, biancastra. I piccoli appena nati ed i giovani hanno le macchie bianche molto più evidenti anche sulle carene. La densità delle macchie e le loro dimensioni sono altamente variabili tra le popolazioni ma mostrano una certa costanza all'interno di una stessa popolazione. I maschi si distinguono dalle femmine poiché hanno la coda più lunga ed un corpo meno affusolato.
Alimentazione
È sicuramente onnivora anche se sembra preferire le meduse (Scifomeduse). La mandibola superiore del becco corneo di cui è dotata è abbastanza debole ed adatta per afferrare solo quelle prede che hanno un corpo molle. Occasionalmente si ciba anche di tunicati, calamari, crostacei, molluschi, pesci, ricci di mare, alghe. Molte tartarughe trovate morte avevano sacchetti di plastica nello stomaco, probabilmente scambiate per meduse.
Riproduzione
La tartaruga liuto ha un ciclo di deposizione delle uova di 2-3 anni ed una femmina depone le uova 4-5 volte per stagione, percorrendo lunghe distanze per tornare agli stessi siti di nidificazione. La femmina scava solitamente una buca, profonda anche 1 metro, nella quale depone un centinaio di uova.
I piccoli nascono dopo 50-90 giorni e pesano circa 50 grammi. Il sesso del nascituro è determinato dalla temperatura: sotto i 29,5°C nascono maschi, sopra questa temperatura, femmine.
La schiusa delle uova e l'uscita dei piccoli avviene principalmente di notte: dopo aver raggiunto la superficie della buca essi raggiungono velocemente l'acqua.
Molti sono i predatori che minacciano i piccoli al momento della schiusa delle uova: granchi, pesci, uccelli e mammiferi. È stato calcolato che su 20.000 uova deposte in media sopravvive un solo individuo.
Distribuzione geografica
Gli esemplari di questa specie sono adattati a vivere in acque più fredde rispetto ad altre specie di tartarughe marine. Questa capacità di vivere in acque relativamente fredde è dovuta allo strato protettivo che riveste il loro corpo, rappresentato da una pelle oleosa e spessa. Inoltre le grandi dimensioni di questa specie favoriscono una ritenzione del calore sviluppato con l'attività muscolare che permette all'animale di mantenere una certa "omeotermia".
In conseguenza di questo fatto la tartaruga liuto, pur essendo una specie atlantica, ha una ampia distribuzione geografica ed è una delle più variamente distribuite tra tutte le tartarughe. La specie raggiunge facilmente il Mar del Nord, il nord Atlantico, l'Argentina, il sud Africa; è frequente anche nell'Oceano Indiano, nel nord Pacifico, nel golfo dell'Alaska. È certo che la specie si riproduce sulle coste della Guiana francese, unico sito di nidificazione noto. È stata ritrovata anche lungo le coste dell'Europa settentrionale ed eccezionalmente nel Mediterraneo.
Presenza nel Mediterraneo
È stata segnalata in Turchia, Israele, Francia e in Italia, soprattutto in Sicilia. Entrando dallo Stretto di Gibilterra, la tartaruga liuto seguirebbe le correnti di acqua calda che si spingono nel Mediterraneo occidentale e centrale; una volta raggiunto il Canale di Sicilia le rotte migratorie si dividono in un punto ben preciso, procedendo una verso nord (acque italiane e corse) ed una verso sud (nelle acque tunisine). Anche se è presente occasionalmente nelle acque italiane, la cattura di un esemplare di tartaruga liuto è sempre un evento raro che suscita molto interesse.
Conservazione
Gli adulti sono catturati accidentalmente nelle reti, fisse o derivanti, utilizzate nella pesca pelagica. Non viene attualmente pescata intenzionalmente in quanto non ha nessun valore commerciale anche se nel passato da ogni esemplare catturato si ricavavano molti litri di olio utilizzato poi per le lampade. Nel 1980 la popolazione mondiale era calcolata in circa 115.000 individui. Secondo dati recenti il numero sarebbe ridotto a circa 35.000 esemplari. È attualmente considerata una specie a rischio in tutte le aree in cui è distribuita. È inclusa nell'appendice i della cites e nel "Libro rosso" dell'iucn e attualmente è completamente protetta in molti paesi mentre in altri l'applicazione delle leggi e delle misure di protezione sono molto difficili. Non viene mantenuta con successo in cattività.

www.tiscali.it


TORNA ALL'INDICE DELLA CATEGORIA