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Dal gatto nero al pipistrello, è l'ora del riscatto dalla
jella
L'Enpa ha chiesto il ritiro di uno spot che ''viola l'articolo
8 del Codice di Autodisciplina pubblicitaria in cui si chiarisce
che la pubblicità deve evitare ogni forma di sfruttamento
della superstizione''
- Il gatto nero non porta 'jella', il gufo non è sinonimo
di sventura, così come il pipistrello non è il tanto
temuto alias di Dracula il vampiro. Insomma, è giunta l'ora
del riscatto per alcune specie di animali che da secoli sono vittime
di una tradizione che li lega alle credenze popolari più
strane. E' una credenza antichissima, diffusa fra le più
diverse culture, che alcuni fra i volatili, soprattutto quelli notturni,
e ancor più quelli il cui verso è lugubre e sinistro,
annuncino sventure o addirittura attirino le disgrazie sul capo
degli sciagurati che lo ascoltano. Stesso discorso vale per i gatti
neri.
Proprio in loro difesa arriva l'invito dell'Enpa, il più
antico e importante ente animalista italiano, per il ritiro di uno
spot pubblicitario di un centro di formazione italiano in cui due
giovani studenti ragionano sul colore di un gatto che ha appena
attraversato la strada e ipotizzano, nel caso in cui fosse nero,
sventure e sfortune. L'Enpa ha chiesto il ritiro dello spot, anche
perché, secondo la Protezione Animali, ''il filmato viola
l'articolo 8 del Codice di Autodisciplina pubblicitaria in cui si
chiarisce che la pubblicità deve evitare ogni forma di sfruttamento
della superstizione, della credulità e, salvo ragioni giustificate,
della paura''.
Un'immagine, quella del gatto nero 'jettatore', ''fortemente radicata.
Eppure il gatto nero è considerato tale solo in Italia perché,
al contrario di quanto si pensi, nell'Europa settentrionale questi
gatti sono invece considerati portafortuna.
E le maldicenze non riguardano, purtroppo, solo i gatti neri. In
Italia è ben nota la frase: ''Non fare l'uccello del malaugurio''.
Questa credenza è legata soprattutto ai predatori notturni,
la civetta e il gufo. Nell'antica Grecia la civetta era considerata
sacra a Minerva, dea della sapienza, e ancora Hegel, nell'Ottocento,
la considerava simbolo della filosofia.
Nell'immaginario popolare, però, alla civetta sono legati
significati meno elevati. Fare la civetta, detto di una ragazza,
significa comportarsi in modo frivolo, leggero, superficiale, sciocco.
I prodotti-civetta, al supermercato, sono quelli che attirano il
cliente, allettato dal loro prezzo vantaggioso. Ma la fama più
sinistra della civetta è legata alla sua nomea di uccello
portasfortuna. Se di notte si sente il suo verso, tradizione vuole
che la sventura è dietro l'angolo.
Ma non è solo la civetta a essere indicata come 'uccello
del malaugurio'. Si crede che il verso dell'avvoltoio porti la morte
e che se un corvo entri in casa, questa è destinata a svuotarsi.
Nella tradizione libanese, infine, l'animale portatore di sfortuna
è il gufo. In una di queste credenze si narra che se il gufo
ripete il suo verso per tre volte di seguito è segno inequivocabile
di lutto.
Le tradizioni popolari e le leggende riguardano anche i pipistrelli.
Si tratta di animali di grande utilità e la loro presenza
in città è sintomo di salute ecologica dell'ambiente.
Inoltre sono grandi predatori di insetti,non aggrediscono l'uomo,
non si attaccano ai capelli, né tanto meno sono animali di
malaugurio.
Un aiuto potrebbe arrivare dalla lontana Cina che con la parola
'fu' indica sia il pipistrello che la felicità.
Dunque, se da una parte è necessario smitizzare queste credenze,
dall'altra c'è chi ritiene che l'arma più utile per
sfatarle sia quella di rispondere con la stessa 'arma'. E' per questo
che l'Enpa ha promosso una campagna con lo slogan: ''Fare del male
agli animali porta jella''.
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